Il problema con la libertà è che permette alle persone di fare cose che a noi non piacciono. Cose che offendono la nostra sensibilità.
Se un qualcosa non ci piace lo definiamo immediatamente indecente. Un bacio tra due uomini diventa subito un'azione immorale, un'azione che nessuna persona decente dovrebbe fare. Le azioni che urtano la nostra sensibilità, sono azioni che a nessuna persona andrebbe permesso di farle. Proteggiamo i nostri personalissimi sentimenti, la nostra libertà di non essere offesi, limitando la loro libertà di fare le cose che ci offendono.
La libertà non segue la nostra personalissima morale. Per me è sbagliato credere in un'entità superiore. Vedere persone che cercano di giustificare i crimini commessi dalla chiesa cattolica mi fa incazzare ma, effettivamente, non invadono la mia vita, non mi recano alcun danno. Fanno queste cose perché credono che la morale cattolica sia effettivamente quella giusta, perché è parte della loro ricerca della felicità (anche se il difendere l'indifendibile è oggettivamente un'idiozia).
Questa è la cosa più difficile da mandar giù. Se giustamente permettiamo alle persone di essere libere, allora dobbiamo accettare il fatto che queste persone potrebbero fare delle cose che ci fanno incazzare. E non dobbiamo/possiamo fare niente per evitarlo. Non possiamo pensare di controllare la vita degli altri o che gli altri si comportino come piace a noi. Bisogna punire le persone che commettono un crimine, ma dobbiamo anche capire che molte cose che noi criminalizziamo, in realtà, non infrangono nessuna legge. Semplicemente non ci piacciono. Non fanno male a nessuno se non a loro...e in molti casi non fanno male a nessuno.
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venerdì 7 marzo 2014
domenica 23 febbraio 2014
DOBBIAMO E POSSIAMO ESSERE MIGLIORI. ANCHE NELLE PICCOLE COSE.
Anthony Cymerys è un barbiere del Connecticut che negli ultimi 25 anni si è prodigato ad offrire tagli di capelli ai vagabondi e ai senzatetto in cambio di un semplice abbraccio.
Il tutto è iniziato nel 1988, quando Cymerys avendo chiuso la sua attività e ritiratosi dalla professione, ha pensato che offrire gratuitamente i suoi servizi fosse una buona azione per la comunità.
All'inizio ha aiutato le persone nei rifugi e nelle case di riposo, poi per anni ha lavorato nella sede locale della Young Men Christian Association (una sorta di Caritas americana). Infine, decise di passare direttamente al Bushnell Park dove, ogni Mercoledì, sulle panchine di legno, lavora ancora oggi per i senzatetto. Loro giungono a decine e si mettono pazientemente in fila in attesa di un taglio di capelli, di barba e di un rilassante massaggio viso dell'ormai ottantaduenne barbiere, che usa la batteria dell'auto per alimentare il suo tagliacapelli.
Come se fosse in un normale negozio, questo eroe moderno chiede ai suoi "clienti" lo stile desiderato per la loro acconciatura e si mette all'opera. Inizia a tagliare e rasare. Dopo di che, procede con un bel massaggio a viso, orecchie, collo, gola e spalle. Tutto quello che chiede in cambio è un grande abbraccio. Semplice no? E il mondo diventa migliore...
Il tutto è iniziato nel 1988, quando Cymerys avendo chiuso la sua attività e ritiratosi dalla professione, ha pensato che offrire gratuitamente i suoi servizi fosse una buona azione per la comunità.
All'inizio ha aiutato le persone nei rifugi e nelle case di riposo, poi per anni ha lavorato nella sede locale della Young Men Christian Association (una sorta di Caritas americana). Infine, decise di passare direttamente al Bushnell Park dove, ogni Mercoledì, sulle panchine di legno, lavora ancora oggi per i senzatetto. Loro giungono a decine e si mettono pazientemente in fila in attesa di un taglio di capelli, di barba e di un rilassante massaggio viso dell'ormai ottantaduenne barbiere, che usa la batteria dell'auto per alimentare il suo tagliacapelli.
Come se fosse in un normale negozio, questo eroe moderno chiede ai suoi "clienti" lo stile desiderato per la loro acconciatura e si mette all'opera. Inizia a tagliare e rasare. Dopo di che, procede con un bel massaggio a viso, orecchie, collo, gola e spalle. Tutto quello che chiede in cambio è un grande abbraccio. Semplice no? E il mondo diventa migliore...
venerdì 21 febbraio 2014
VIOLENZA CONTRO LE DONNE
La violenza contro le donne nella coppia include l'abuso fisico, l'abuso sessuale, l'abuso emotivo e convivono, spesso, nella stessa relazione.
Anche se la violenza fisica e sessuale sono le più ovvie, l'abuso emozionale è la più frequente e il suo impatto sulla salute psicofisica della donna può essere ancora più grande che negli altri casi.
Gli abusi in casa sono circondati da miti e stereotipi che ostacolano la percezione della realtà alle vittime.
Se vi trovate in questa situazione, o conoscete qualcuno che ci si trova, cercate il sostegno delle istituzioni e di una persona di fiducia.
VIOLENZA FISICA
- si tratta di un attacco intenzionale che può danneggiare l'integrità fisica della vittima.
- la vittima viene sottomessa con la forza fisica, spinta, presa a calci e/o pugni, colpita anche da oggetti o armi.
- può essere giornaliera o ciclica.
- l'abuso fisico è rilevato spesso dalla presenza di lividi, ferite, ustioni, contusioni ecc ecc
VIOLENZA SESSUALE
- gli attacchi fisici di un compagno spesso includono anche lo stupro.
- l'aggressore costringe la donna ad avere rapporti sessuali con la forza, l'intimidazione, il ricatto, la minaccia o qualsiasi altro meccanismo che annulla o limita la sua volontà personale.
- questo tipo di abuso è difficile da dimostrare se non è accompagnato da lesioni fisiche.
- questa forma di violenza ha un impatto profondo sulle donne, perché invade la loro privacy.
VIOLENZA PSICOLOGICA O EMOTIVA
- la violenza psicologica comprende ripetuti abusi verbali, le molestie, privazione delle risorse fisiche, finanziarie e personali.
- l'aggressore cerca di controllare le azioni, i comportamenti, le credenze e le decisioni della donna attraverso l'intimidazione, la manipolazione e le minacce.
- utilizza anche l'umiliazione, l'isolamento o qualsiasi altra condotta che potrebbe pregiudicare la salute psicologica, l'autodeterminazione e lo sviluppo personale della donna.
- la violenza emotiva mira a distruggere i sentimenti e l'autostima delle donne, facendogli dubitare della propria realtà e di limitare le loro risorse per sopravvivere.
ALCUNI MITI CHE SMINUISCONO LA GRAVITÀ DELLA VIOLENZA DOMESTICA
Mito: è successo solo una volta, non accadrà più.
Realtà: la violenza domestica non è un caso isolato.
Mito: la violenza contro le donne riguarda solo le fasce sociali svantaggiate e le famiglie problematiche.
Realtà: la violenza contro le donne avviene in ogni paese, attraversando tutte le culture, classi e paesi di origine, senza differenze dipendenti dal grado di istruzione, di reddito e di età.
Mito: l'aggressore è affetto da problemi psichici.
Realtà: non vi è alcun rapporto di causa-effetto tra la malattia mentale e la violenza domestica. La violenza è motivata da un desiderio di controllare e mantenere il potere sulle donne.
Mito: la violenza domestica è un problema poco diffuso.
Realtà: quasi un terzo di tutte le donne la sperimenta direttamente a un certo punto della propria vita.
Mito: gli uomini violenti sono stati vittime di violenza nell'infanzia.
Realtà: può essere vero in alcuni casi, ma non giustifica comunque la violenza. La maggior parte dei maltrattatori non rientra in questa fattispecie.
Mito: la violenza verso le donne è causata dall'assunzione di alcool e droghe.
Realtà: alcool e droghe non sono cause dirette della violenza ma catalizzatori in quanto abbassano i freni inibitori della persona violenta.
Mito: per i figli è più importante che la famiglia rimanga unita.
Realtà: nessun psicologo confermerebbe mai quest'affermazione: per i figli è sicuramente meglio stare con un solo genitore equilibrato che vivere con entrambi in un clima di violenza.
Mito: anche le donne sono violente.
Realtà: può darsi, ma la loro percentuale è in proporzione assai bassa (2%) e comunque una significativa percentuale di aggressione e di omicidi compiuti dalle donne nei confronti del partner, si verifica a scopo di autodifesa e in risposta a gravi situazioni di minaccia per la propria sopravvivenza.
Mito: le donne provocano la violenza.
Realtà: la presunta “provocazione” consiste nel fatto che la donna non si sia stata “remissiva”, ovvero non abbia servito gli interessi del partner. Gli autori di violenza danno per scontato che i tipici ruoli e comportamenti scaturenti dalla cultura patriarcale siano giusti.
Mito: le donne si cercano uomini che le maltrattino - oppure - le donne si inventano dei maltrattamenti per ottenere qualche vantaggio in caso di divorzio.
Realtà: attraverso questi beceri pregiudizi si minimizza e si legittima CONSAPEVOLMENTE la violenza; essi costituiscono perciò un ulteriore aggressione alle donne.
Anche se la violenza fisica e sessuale sono le più ovvie, l'abuso emozionale è la più frequente e il suo impatto sulla salute psicofisica della donna può essere ancora più grande che negli altri casi.
Gli abusi in casa sono circondati da miti e stereotipi che ostacolano la percezione della realtà alle vittime.
Se vi trovate in questa situazione, o conoscete qualcuno che ci si trova, cercate il sostegno delle istituzioni e di una persona di fiducia.
VIOLENZA FISICA
- si tratta di un attacco intenzionale che può danneggiare l'integrità fisica della vittima.
- la vittima viene sottomessa con la forza fisica, spinta, presa a calci e/o pugni, colpita anche da oggetti o armi.
- può essere giornaliera o ciclica.
- l'abuso fisico è rilevato spesso dalla presenza di lividi, ferite, ustioni, contusioni ecc ecc
VIOLENZA SESSUALE
- gli attacchi fisici di un compagno spesso includono anche lo stupro.
- l'aggressore costringe la donna ad avere rapporti sessuali con la forza, l'intimidazione, il ricatto, la minaccia o qualsiasi altro meccanismo che annulla o limita la sua volontà personale.
- questo tipo di abuso è difficile da dimostrare se non è accompagnato da lesioni fisiche.
- questa forma di violenza ha un impatto profondo sulle donne, perché invade la loro privacy.
VIOLENZA PSICOLOGICA O EMOTIVA
- la violenza psicologica comprende ripetuti abusi verbali, le molestie, privazione delle risorse fisiche, finanziarie e personali.
- l'aggressore cerca di controllare le azioni, i comportamenti, le credenze e le decisioni della donna attraverso l'intimidazione, la manipolazione e le minacce.
- utilizza anche l'umiliazione, l'isolamento o qualsiasi altra condotta che potrebbe pregiudicare la salute psicologica, l'autodeterminazione e lo sviluppo personale della donna.
- la violenza emotiva mira a distruggere i sentimenti e l'autostima delle donne, facendogli dubitare della propria realtà e di limitare le loro risorse per sopravvivere.
ALCUNI MITI CHE SMINUISCONO LA GRAVITÀ DELLA VIOLENZA DOMESTICA
Mito: è successo solo una volta, non accadrà più.
Realtà: la violenza domestica non è un caso isolato.
Mito: la violenza contro le donne riguarda solo le fasce sociali svantaggiate e le famiglie problematiche.
Realtà: la violenza contro le donne avviene in ogni paese, attraversando tutte le culture, classi e paesi di origine, senza differenze dipendenti dal grado di istruzione, di reddito e di età.
Mito: l'aggressore è affetto da problemi psichici.
Realtà: non vi è alcun rapporto di causa-effetto tra la malattia mentale e la violenza domestica. La violenza è motivata da un desiderio di controllare e mantenere il potere sulle donne.
Mito: la violenza domestica è un problema poco diffuso.
Realtà: quasi un terzo di tutte le donne la sperimenta direttamente a un certo punto della propria vita.
Mito: gli uomini violenti sono stati vittime di violenza nell'infanzia.
Realtà: può essere vero in alcuni casi, ma non giustifica comunque la violenza. La maggior parte dei maltrattatori non rientra in questa fattispecie.
Mito: la violenza verso le donne è causata dall'assunzione di alcool e droghe.
Realtà: alcool e droghe non sono cause dirette della violenza ma catalizzatori in quanto abbassano i freni inibitori della persona violenta.
Mito: per i figli è più importante che la famiglia rimanga unita.
Realtà: nessun psicologo confermerebbe mai quest'affermazione: per i figli è sicuramente meglio stare con un solo genitore equilibrato che vivere con entrambi in un clima di violenza.
Mito: anche le donne sono violente.
Realtà: può darsi, ma la loro percentuale è in proporzione assai bassa (2%) e comunque una significativa percentuale di aggressione e di omicidi compiuti dalle donne nei confronti del partner, si verifica a scopo di autodifesa e in risposta a gravi situazioni di minaccia per la propria sopravvivenza.
Mito: le donne provocano la violenza.
Realtà: la presunta “provocazione” consiste nel fatto che la donna non si sia stata “remissiva”, ovvero non abbia servito gli interessi del partner. Gli autori di violenza danno per scontato che i tipici ruoli e comportamenti scaturenti dalla cultura patriarcale siano giusti.
Mito: le donne si cercano uomini che le maltrattino - oppure - le donne si inventano dei maltrattamenti per ottenere qualche vantaggio in caso di divorzio.
Realtà: attraverso questi beceri pregiudizi si minimizza e si legittima CONSAPEVOLMENTE la violenza; essi costituiscono perciò un ulteriore aggressione alle donne.
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sabato 8 febbraio 2014
L'ATROCITÀ DELLA LAPIDAZIONE (guarda il video)
Dua Khalil Aswad, 17 anni, lapidata nel 2007. La sua colpa? Aver "disonorato" la sua religione e la sua famiglia.
La morte di una ragazza di quell'età è sempre ingiusta, ma la morte di questa povera ragazza è qualcosa di vomitevole, è l'atto più atroce che un essere umano possa fare.
Rifugiatasi presso un capotribù yazida per paura, viene convinta della sua stessa famiglia a tornare a casa. Una volta tornata, la ragazza, viene portata nella piazza cittadina trascinata per i capelli. Li comincia il suo martirio durato ben 30 minuti: presa a calci e a sassate, chiede inutilmente più volte aiuto fino a che non rimane inerme per terra.
Dopo la morte, il corpo viene legato dietro ad un'auto e trascinato per le strade e, infine, la ragazza viene bruciata e sepolta con un cane.
Ovviamente dei rappresentanti della polizia locale, hanno partecipato a questo orrore.
venerdì 7 febbraio 2014
TUTTI UGUALI E DIVERSI DA ME...
American Psychiatric Association: "L'orientamento omosessuale non è una malattia mentale"
American Psychological Association: "L'omosessualità non è un disordine psicologico"
Organizzazione Mondiale della Sanità: "L'omosessualità è una variante naturale del comportamento umano”
Mauro Grimoldi, presidente dell'Ordine degli Psicologi lombardi: "Condanniamo ogni tentativo di patologizzare l'omosessualità"
Luigi Ferrarini, presidente della Società Italiana di Psichiatria: "L'omosessualità non è una patologia"
Giuseppe Luigi Palma, presidente dell'Ordine Nazionale Psicologi: "L’omosessualità non è una malattia da curare: affermare il contrario è una informazione scientificamente sbagliata"
Prof. Cruciani, vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi del Lazio: "“Noi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, studiosi e ricercatori nel campo della salute mentale, condanniamo ogni tentativo di patologizzare l’omosessualità"
DISCRIMINAZIONE: trattare in modo non paritario un individuo o un gruppo di individui.
Proibire alle coppie omo l'accesso al matrimonio e ai conseguenti diritti che ne derivano, è di fatto una discriminazione. Aggravata dal basarsi su una morale discutibile a cui fa riferimento solo una parte di popolazione, e che tuttavia si pretende di estendere a tutti, anche a coloro che non la condividono.E il fatto che mi tocca scrivere questo post nel 2014 indica quanto l’Italia sia ancora impantanata in una palude di ignoranza, pregiudizio e omofobia.
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